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Cos’è la spiritualità per me

Come essere spirituale. Significato di spiritualità e come vivo il mio essere spirituale ogni giorno.

Indice

Sono nata e cresciuta in un piccolo paese in Italia e fin da quando ho memoria le scelte sono sempre state due: credere nella religione che veniva professata dalla maggioranza oppure non credere in nulla.

Non sono mai venuta a conoscenza della parola “spiritualità”, almeno non fino alla mia età adulta, quando i miei orizzonti si sono ampliati e ho potuto entrare in contatto con persone che professavano fedi e credenze ben diverse dalla mia.

Perché anche in questo ambito le scelte che una persona ha davanti a sé sono molteplici, e che meraviglia avere la libertà di poter decidere autonomamente.

Che cos’è la spiritualità: definizione

Con il termine spiritualità si intende credere in uno stato intangibile non percepibile con i sensi.

L’Oxford Languages la definisce come “credenza in una realtà immateriale, per lo più percepita come superiore o trascendente”.

La spiritualità esiste dall’alba dei tempi e nasce per poter spiegare tutto ciò che l’essere umano non era in grado di comprendere, perchè per primo ne faceva esperienza: l’alternarsi del giorno e della notte, gli eventi atmosferici e ogni altro fenomeno naturale che si trovava ad affrontare.

E con il passare degli anni i quesiti sono diventati sempre più complessi e ancora una volta senza risposte, ma forse la domanda che più di ogni altra ci si è posti almeno una volta nella vita è la seguente: qual è il motivo della mia esistenza?

Nel corso dei secoli diverse spiritualità, religioni e filosofie hanno tentato di rispondere a questo interrogativo a modo proprio, per cercare di soddisfare uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano: capire da dove veniamo e dove andiamo.

Differenza tra spiritualità e religione

L’enciclopedia Treccani definisce la religione “il complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità”.

Cosa quindi differenzia la spiritualità dalla religione?

Entrambi i termini si riferiscono alla credenza di qualcosa di intangibile, di percepibile solo attraverso lo spirito, l’anima.

Eppure la spiritualità si riferisce più ad una dimensione personale, mentre la religione ad una adesione formale e talvolta istituzionalizzata a riti e cerimonie codificate e non modificabili.

La spiritualità è associata ad una ricerca personale interiore del divino, che non necessariamente coincide con un essere soprannaturale.

Inoltre la spiritualità non è definita da dogmi o riti univoci e perpetrati da millenni, come invece lo è la religione che definisce precetti ai quali attenersi senza possibilità di una ricerca più personale che si discosti dai principi cardine granitici definiti appunto dalla religione in questione.

Ecco che quindi la scelta che si prospetta davanti a chiunque non è solo credere o non credere in “qualcosa” o “qualche essere”, ma se credere in uno stato spirituale con o senza aderire ad un insieme di “regole” già definite.

La mia esperienza religiosa e spirituale

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Mi sarebbe piaciuto poter leggere e comprendere le definizioni scritte sopra quando ero adolescente e mi affacciavo al mondo facendone per la prima volta esperienza personale, ma così non è stato.

Sono nata e cresciuta in Italia negli anni novanta e come la maggior parte delle altre bambine ho seguito il catechismo della Chiesa Cattolica e ho ricevuto tutti i sacramenti (più per convenzione sociale che per credenza religiosa), abbastanza inconsapevole di chi fossi o cosa volessi nella mia vita.

Eppure in seguito ad una esperienza dolorosa mi sono avvicinata alla religione cristiana cattolica e lì ci sono rimasta per più di 10 anni, perché in quel momento, proprio quel messaggio, mi aveva permesso di uscire da quel periodo buio.

La religione dà la sensazione di tranquillità, di pensare che qualcuno più importante e potente di noi ci salverà.

Da che cosa?

Da ogni avversità nella vita e soprattutto dalla paura più grande per l’essere umano: la morte.

Ogni religione ha una promessa diversa riguardo alla morte, ma tutte convengono sul fatto che non sia la fine ma solo un passaggio, e che “dall’altra parte” ci sarà un luogo paradisiaco in cui vivere per sempre, felici e senza più dolore.

Non so esattamente quando poi sia avvenuto il cambiamento, è stato un processo, diversi avvenimenti che mi hanno portato alla consapevolezza, in ogni ambito della vita, anche in quello spirituale.

E così ho iniziato a pormi domande.

Credo che ogni consapevolezza, rinascita o risveglio nasca dalle domande, dal porsi interrogativi a cui difficilmente si riesce a dare una risposta, ma quanta bellezza c’è in loro.

La bellezza di qualcosa che ancora non si conosce ma che si intravede.

É ponendosi domande che si cambia il mondo.

Io sapevo perché mi ero avvicinata alla religione cristiana cattolica: perché in quel momento era la soluzione più vicina a me, l’unica che conoscevo, che mi avrebbe portato a credere con fiducia che qualcuno si sarebbe preso cura di me, e che mi avrebbe fatto uscire da quel baratro che avevo davanti.

Eppure, questa scelta comportava la partecipazione ai riti di questa istituzione, che io ho abbracciato senza pormi la domanda se davvero facesse per me. E questa adesione mi ha portata a prendere diverse decisioni inconsapevoli nel corso degli anni, scelte compiute perché era quello che ci si aspettava da me nel ruolo di credente.

La religione mi ha deresponsabilizzato.

Al pari della società mi ha permesso di stare comoda, di lasciare che qualcun altro scegliesse per me, che mi indicasse che strada prendere ad ogni bivio che mi si parava davanti, piccolo o grande che fosse.

Eppure io sono sempre stata una grande fan della libertà, dove era finita ora?

Quanto erano state libere le mie scelte e quanto indotte da ciò che qualcos’altro e qualcun altro mi aveva fatto credere fosse “giusto”? E poi “giusto per chi”?

Ogni essere umano è unico, e in modo unico deve poter compiere le proprie scelte, seguendo il proprio processo mentale, lasciandosi guidare dal proprio intuito, da chi siamo nel profondo.

E per capire chi si è davvero è necessario fermarsi e rimanere in ascolto.

Così ho fatto.

Non sapevo più cosa mi avesse guidata fino a lì, ma sapevo che quando mi sarei mossa di nuovo l’avrei fatto con consapevolezza.

Ho ripreso in mano la mia piccola luce, quella libertà che mi ha sempre guidata, e mi sono incamminata per quel sentiero non ancora illuminato.

Cos’è la spiritualità per me

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Da quel giorno in cui ho preso in mano quella candela sono passati diversi anni, in cui ho illuminato io stessa il mio sentiero, decidendo a ogni incrocio dove dirigermi, con sempre maggiori strumenti per farlo, strumenti che mi ha donato la continua conoscenza ogni giorno di me stessa, di chi sono.

Scoprire me stessa ogni giorno di più è il mio “risveglio”, è sentirmi davvero alla guida della mia vita, è scegliere consapevolmente da sola, guidata dal mio intuito che è pieno del mio essere visibile e spirituale.

Ecco che cos’è la spiritualità per me.

Spiritualità è vivere la mia vita consapevolmente, nella pratica, nell’azione e credere che il mondo in cui vivo esista grazie all’unione delle energie naturali, animali e umane che cooperano tra di loro in un modo che io non posso vedere con i miei occhi ma percepire con il mio spirito.

Non credo esista un essere soprannaturale uomo o donna che abbia creato ogni cosa.

Credo nella fisica, che dice che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Credo che il mondo visibile sia ciclico, come possiamo accorgerci guardando la meraviglia della natura.

Ed è proprio quest’ultima la mia Grande Maestra, ho percepito più risposte contemplandola di quante domande io mi sia mai posta.

Sono una donna di scienza e sono una donna spirituale, credo contemporaneamente anche in ciò che non percepisco con i sensi.

Ho scelto e scelgo ogni giorno la mia strada, e credo profondamente che ogni essere umano debba percorrere la propria per vivere la propria “leggenda personale”, come viene definita da Paulo Coelho in uno dei miei libri preferiti (qui trovi l’iscrizione a kindle unlimited).

Essere la mia personale eroina è ciò che desidero nella mia vita.

Prendermi la responsabilità di ciò che accade o non accade nella mia esistenza, accettando che alcuni eventi sfuggano dal mio controllo è ciò che rende degna per me la sfida ogni giorno, e che mi dona la gioia di svegliarmi e non sapere che cosa accadrà.

Non mi piacciono le etichette, e anche in ambito spirituale non desidero incollarmene addosso nessuna. Non mi definisco in alcun modo.

Credo in tutto ciò che ho scritto proprio qui sopra e desidero non incasellarmi e rimanere nella mia libertà, che passa sempre dal rispetto di quella altrui.

Come vivo la spiritualità ogni giorno

Essere spirituale significa anche poter creare la propria pratica personale di connessione quotidiana con ciò che non si percepisce fisicamente. E io lo faccio ogni giorno in modo differente, in base a come mi sento, a che periodo del mese mi trovo, in che momento dell’anno sto vivendo.

Ogni giorno però dedico un momento della mia giornata alla solitudine in cui medito, pratico yoga, scrivo il mio diario, che mi aiuta a far emergere quanto c’è sotto la superficie, in una parte profonda dentro di me. Utilizzo strumenti di divinazione per connettermi con il mio intuito, che ne sa sempre più della mia parte razionale, e che mi aiuta a compiere scelte con l’anima, non solo seguendo la mia testa.

Ma soprattutto ogni giorno amo rimanere nella natura, vivere all’aria aperta, anche solo per pochi minuti. É un beneficio a livello fisico, mentale e spirituale.

La natura ha il potere di rimettermi al mio posto nel mondo e capire che sono solo una parte di questo Universo, non di certo la parte più importante o fondamentale, nulla lo è in questo mondo.

Nulla sa darmi la giusta prospettiva delle cose, come quando guardo il cielo e ne percepisco l’immensità, e quanto io sia solo un puntino di questo Tutto.

Ogni persona può trovare la propria spiritualità in modo personale, in luoghi differenti da quelli da me esplorati.

Credo che vivere in questo mondo in cui si è circondati da persone che professano fedi religiose o credenze diverse dalla propria non sia affatto da percepire come un pericolo, bensì come una incredibile opportunità di conoscenza, e soprattutto di riflessione.

Non importa il modo in cui le persone chiamano chi per loro è l’inizio e la fine di tutto, e non importa nemmeno se qualcuno ci creda che esista un inizio e una fine.

É sempre la bellezza della diversità la ricchezza che il mondo possiede o per lo meno dovrebbe possedere.

Amo pormi domande e riflettere su temi profondi della vita e ho deciso di farlo in questo magazine e nello strumento più intimo della newsletter, se vuoi farne parte anche tu ti puoi iscrivere qui.

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